Le fonderie del rame

Le Fonderie del rame presenti sul territorio risalgono agli inizi del 1700 e, per circa 250 anni, hanno svolto un ruolo importante per l’economia del paese. Rimaste pressoché intatte, le Fonderie conservano ancora tutti gli strumenti antichi e le macchine che venivano azionate dalla forza dell’acqua: i canali, i magli e le fornaci, i martelli in legno di ulivo, il “cavallo” (asse con tre piedi e con la punta sporgente rivestita di metallo) su cui viene battuto l’oggetto da modellare, la forgia e le tenaglie da forgia…. Tutto ha una collocazione precisa e funzionale per ridurre al minimo i movimenti e i tempi. Ancora oggi in Molise si usa soprannominare, scherzosamente, gli abitanti dei diversi paesi con dei nomignoli che rimandano alle attività tipiche svolte nei secoli scorsi, infatti con l’appellativo il “callaràre di Agnone” (i calderari di Agnone) si vuole appunto indicare coloro che lavorano il rame. Agnone si è specializzata nell’artigianato ed in particolare nella lavorazione del rame sbalzato e delle campane, attività in cui vanta una tradizione millenaria. Purtroppo non ci sono testimonianze che ci permettano di ricostruire le origini della lavorazione del rame, sicuramente già diffusa nel periodo osco-sannitico prima e romano poi. Non mancano invece le testimonianze relative al periodo della dominazione dei Normanni nel Regno di Napoli. Durante quel periodo ad Agnone, una potente famiglia, i Borrello, volle l’insediamento di una numerosa colonia di Veneziani. Sotto di essi vi fu un prosperare di arti e di mestieri: orafi, campanari, ma soprattutto ramai che erano non solo la categoria più numerosa ma erano soprattutto il fulcro dell’intera economia cittadina.

Il rame di Agnone era conosciutissimo perché di grande qualità, affidabile e addirittura garantito. Gli statuti municipali della città, del XV secolo, oltreché fissare il prezzo, dettavano, soprattutto, le regole per realizzare un prodotto che fosse inconfondibile, e come in effetti lo era. Il Masciotta, nella sua opera “Il Molise”, sostiene che la fama dei manufatti in rame di Agnone “andava in grido per tutto il Reame”. Ed il Longano in Viaggio per lo Contado di Molise afferma “ogni lavoro di rame viene da Agnone”. Ancora oggi, soprattutto nei paesi del Molise, può capitare di sentire una frase ormai storica “la callara e la tina devono essere di Agnone” proprio a testimonianza dell’unicità e della bontà del prodotto.

Alla fine dell’800, Agnone contava diverse fonderie e circa 130 botteghe di artigiani ramai che davano lavoro alla maggior parte della popolazione ed esportavano i loro prodotti in tutto il centro-sud d’Italia.

I prodotti venivano, poi, venduti nel corso di fiere e mercati che si svolgevano nel periodo che andava da marzo a novembre. I ramai erano specializzati nel cesello artistico di tine, conche di rame di diverse dimensioni usate dalle donne molisane per trasportare l’acqua e mestoli. Producevano inoltre, paioli, bracieri, piatti, tutti in rame lucido o brunito. L’intervento oggetto di finanziamento riguarda la Vecchia Fonderia del Rame di Agnone (IS). Alcuni degli interventi effettuati riguardano: la rimozione del manto di copertura; la sarcitura delle lesioni presenti; la ripulitura di tutti i giunti in pietra deteriorati, il riposizionamento della pavimentazione recuperata e l’integrazione con nuove basole in pietra locale; la realizzazione di impianto elettrico e posa in opera di corpi illuminanti; le opere di finitura architettonica; il recupero di tutti i meccanismi di funzionamento idro-meccanico della ramiera...

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