Il territorio urbano molisano

L'attuale territorio molisano corrisponde in gran parte all'antico Sannio, si estende su una superfice di circa 4438 km², pari all’ 1,47% del territorio nazionale, configurandosi come la seconda regione più piccola d’Italia, dopo la Valle d’Aosta. Il paesaggio è caratterizzato principalmente da catene montuose (55,3%), colline, valli, pianure, fiumi e torrenti e da una breve fascia costiera che si affaccia sul mare Adriatico. Anche la vegetazione è piuttosto variegata, in stretta dipendenza del fattore geomorfologico. A causa delle sue caratteristiche fisiche e morfologiche, il Molise, inoltre, rappresenta una delle regioni italiane dall’elevato rischio sismico.

Secondo i dati ISTAT, la popolazione molisana ammonta, al 1° gennaio 2017, a 310.449 abitanti, rappresentando circa lo 0,005% della popolazione italiana; dal 2001, la crescita demografica ha subito un forte rallentamento dovuto principalmente alla scarsa natalità, tuttavia, il trend negativo risulta invertito negli ultimi anni a causa dei flussi migratori, sempre più costanti.

Il modello insediativo mostra una forte dispersione degli abitanti, in quanto dei 136 Comuni molisani solo 4 superano una popolazione di 10mila abitanti (Campobasso, Isernia, Venafro e Termoli), solo il capoluogo ne conta 50mila. La popolazione molisana risulta infatti distribuita su piccoli comuni: 64 su 136 non registrano più di mille abitanti. Se da un lato, il quadro insediativo rileva una bassa densità demografica con una conseguente scarsa presenza di territorio urbanizzato, dall’altro lato, invece, evidenzia un’elevata estensione delle zone rurali, che coprono quasi la totalità del territorio. 

Il quadro urbano regionale risulta costituito da un nucleo fondativo principale e da episodi d’antico insediamento, spesso di rilevanti dimensioni e di valore storico ed ambientale, testimonianza delle molteplici dominazioni che si sono susseguite nei secoli: sanniti, romani, longobardi, normanni, ecc...

I principali insediamenti abitativi risalgono all’epoca romana, mentre gli esempi più importanti del periodo sannita sono le mura di fortificazione risalenti al III secolo a.c. che attraversano il territorio pentro. La presenza longobarda ha lasciato numerose tracce sul territorio infatti molti centri abitati conservano, ancora oggi, la memoria della lunga dinastia attraverso imponenti castelli, abbazie e chiese.

I resti di tali dominazioni hanno arricchito l’eccezionale patrimonio storico, architettonico ed archeologico di cui vanta la Regione, infatti essa annovera: siti archeologici di particolare pregio, chiese romaniche, castelli e fortificazioni, rocche e insediamenti rupestri, palazzi signorili e dimore rurali, tratturi, ecc…

Inoltre, il modello insediativo regionale rispecchia la struttura fisica e morfologica del territorio, ove si è sviluppata, negli anni, una cultura prevalentemente rurale. Gli edifici più antichi infatti sono la testimonianza di comunità insediative dedite ad attività produttive rurali. Nello specifico, si tratta di edifici a corte, palazzi e case padronali in discreto stato di conservazione, che mostrano pressoché invariato il loro assetto originario. L’accesso alle corti è solitamente costituito da un portone “voltato” o, più raramente, da un cancello, che conduce al cortile interno generalmente cinto da due blocchi di costruzioni contrapposte.

I palazzi e le case padronali conservano la tipologia di edificio nobiliare rurale, con la caratteristica pianta rettangolare con scansione ritmica delle aperture ed il rigore geometrico che si ripete sulle quattro facciate. Talvolta, nel tessuto edilizio rurale, si ritrovano fabbricati architettonicamente più semplici, quali masserie e case contadine, articolate su più livelli. Il piano seminterrato era, in genere, adibito allo stoccaggio delle derrate alimentari o al ricovero per gli animali, il piano terra e il sottotetto erano quelli adibiti ad abitazione e alla produzione alimentare. Al pian terreno sono spesso ancora conservate strutture di camini, di forni a legna e fornaci. I vari livelli erano solitamente collegati da piccole botole, dette "cataratte", con delle scale a pioli. Una testimonianza importante della ruralità del territorio è offerta dal gran numero di opifici, molti dei quali custodiscono, al loro interno, gli impianti e le attrezzature originali. Tali strutture sono finalizzate essenzialmente alla trasformazione delle materie prime per la produzione di alimenti necessari al sostentamento della comunità e degli animali. Sono caratterizzate da architetture semplici, prive di elementi ornamentali ed architettonici complessi.

Inoltre, in quasi tutti i comuni montani sorgono torri, castelli, rocche o fortezze, realizzati in epoca longobarda o normanna, su vestigia di più antiche fortificazioni. Infatti con la caduta dell’Impero Romano, il Molise fu invaso dai barbari che portarono all’edificazione di nuove rocche, che conservarono nei secoli un ruolo fondamentale nelle strategie belliche. Solo dopo il ‘500, i castelli furono trasformati da fortezze in dimore lussuose.

La presenza, nella regione, di numerosi corsi d’acqua ha favorito la realizzazione, nel corso dei secoli, di numerose fontane. Costruite in pietra ed utilizzate prevalentemente per l’approvvigionamento delle famiglie e degli animali, ma anche come lavatoi. Infatti ciascuna fontana era dotata di più vasche: la fontana per attingere l’acqua potabile e per gli usi domestici; l’abbeveratoio utilizzato dagli animali; il lavatoio per lavare il bucato. Anche le fontane rivestivano la funzione di centri di aggregazione: più volte al giorno, le massaie andavano ad attingere l’acqua fresca e socializzavano tra di loro mentre i bambini giocavano. I contadini invece si incontravano nei pressi delle fontane per discutere della semina e del raccolto.

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